
SALVATO PER GRAZIA.
Sono nato in Perù in una famiglia cristiana. Mio papà, dopo qualche anno, si è allontanato dal cammino di Dio.
Crescendo, mi sono battezzato; dopo alcuni anni anch’io mi sono allontanato dal cammino di Dio. Nella mia vita ho fatto molti errori, disubbidendo a tutto quello che mio papà mi aveva detto.
Andando con alcuni amici a giocare e nuotare nel fiume chiamato Marañon, che dopo prosegue con il nome di fiume Amazonas che finisce nell’oceano Atlantico (Brasile), la corrente dell’acqua mi ha trascinato in profondità senza speranza di uscire. In quel momento mi è passato davanti il ricordo di tutta la mia vita e ho pensato di morire. In quell’istante mi sono messo a pregare e ho detto: “Aiutami, Signore. Non lasciarmi morire e farò la tua opera”. Poi, senza rendermene conto, sono arrivato a riva dove c’erano delle persone che mi seguivano dalla terra ferma, incoraggiandomi a mettercela tutta per uscire. Questo fatto mi è rimasto impresso nella mia mente.
Con il passare del tempo, sono andato a vivere nella capitale del Perù. Lavoravo per una parlamentare a cui avevo aiutato nella sua campagna elettorale, percorrendo tutta la regione di Amazonas. Una delle mie occupazioni era quella di fare l’autista, spostandomi così da una regione all’altra senza riposo (voglio dire tutto il giorno e la notte); a volte riposavo poche ore. Io prendevo tanto caffè per evitare il sonno, perché dovevo arrivare a destinazione nella regione in cui la parlamentare mi aspettava.
Dopo due anni e mezzo, è successo un incidente in autostrada e sono rimasto ferito. Sono stato ricoverato in ospedale per più di un mese e poi a casa per recuperare la mia salute. La parlamentare è morta nell’incidente all’istante a causa dell’impatto e l’intera diplomazia parlamentare era in lutto. Essendo lei una persona molto importante, avevo paura di finire in carcere. Le indagini mi diedero ragione perché ero sempre sovraccarico di lavoro.
Nonostante fossi lontano da Dio, portavo sempre con me una Bibbia da leggere durante alcune pause. Quando sono tornato a casa dei miei genitori senza lavoro e malato, i miei genitori si sono presi cura di me fino alla mia guarigione. Era l’anno 2008 ed ero già fidanzato da pochi mesi con quella che ora è mia moglie, Mariela Flores, che abitava già a Piacenza da tanti anni. Lei mi aveva proposto da tanto tempo di venire in Italia per stare insieme. Io ogni tanto andavo a cercare dei Pastori per pregare per la nostra unione. Nel 2010 sono arrivato in Italia e mentre aspettavo il permesso di soggiorno, in casa cominciai a sentire le prediche in televisione e a leggere la parola di Dio.
In quel periodo mi riconciliai con il Signore da solo nella mia casa, così cominciai a cercare una chiesa di cui fare parte, in modo tale da poter invitare anche mia moglie che non era ancora convertita. Dopo due anni, anche lei venne ai piedi del Signore. Abbiamo avuto un bambino e tutto andava bene.
Nel 2017, mentre ero al lavoro, mi sentii male, un forte mal di testa. Mi portarono direttamente al pronto soccorso e dopo molta insistenza mi fecero una TAC, dicendomi che avevo una macchia nera nella parte destra della mia testa. Così nello stesso giorno mi ricoverarono in neurologia. Il giorno dopo mi portarono all’ospedale di Parma per un intervento di urgenza in cui il rischio era elevato. Dopo una settimana di studio e analisi, l’equipe medica di Parma non capiva cosa avessi nella testa, poiché la macchia nera era talmente grande che il rischio per la mia vita era molto alto.
Sapevamo le misure della macchia: 10 cm x 6 cm x 2,5 cm. Dopo la notizia che avevo ricevuto, mi sentivo tranquillo perché avevo fiducia in Dio e sentivo che tutto sarebbe andato bene. Chiedemmo preghiere in diverse chiese, amici e familiari.
Quando mio padre venne a sapere la notizia, era disperato e non sapeva cosa fare, ma alla fine si è convertito al Signore Gesù. Mia mamma è una donna fedele a Dio sin dalla nascita e ha sempre pregato per tutti i familiari. Mentre pregava, un fratello di un’altra città ebbe una visione da parte di Dio, dicendo che tutto sarebbe andato bene e che dovevamo solo fidarci di Dio. Quando arrivò il giorno dell’intervento, mi diedero sei fogli da firmare, in cui c’era scritto che non avrei potuto più parlare, rimanere in coma o anche morire durante l’operazione, e tante altre cose. Firmai tutti i documenti, fidandomi di Dio. Mia moglie era molto provata dalla situazione che stavamo vivendo, così come mio figlio di soli quattro anni.
Quando mi portarono in sala operatoria, guardavo tutto intorno e pensavo alla mia famiglia. Mentre il personale ospedaliero cominciava a prepararmi per l’intervento, cominciai a pregare dicendo: “Signore Gesù, sono qui. Tu sai cosa accadrà dopo. Fa’ la tua volontà. Lascio nella tua mano la mia vita e la mia famiglia”.
Così mi addormentai per l’anestesia.
Dopo 10 ore di intervento, mi sono svegliato nella sala di rianimazione. Ho visto mia moglie insieme ai fratelli della chiesa frequentata in quel momento.
Loro pensavano di vedermi molto grave, invece li ho salutati e ringraziato Dio. Mia moglie parlò con il chirurgo E.G. che mi aveva operato e le disse che era andato tutto bene e che il tumore era maligno e dovevamo aspettare gli esami istologici. Per due giorni, sono stato molto male senza potermi muovere perché ero collegato ai monitor e ad altre cose. Durante la mia riabilitazione, ho cominciato a studiare la parola di Dio. Quando arrivò il risultato istologico, appresi che era un tumore di terzo stadio, maligno, e avrei dovuto fare la chemioterapia e la radioterapia.
Così torniamo a Piacenza dopo quasi due mesi per fare la terapia, e anche lì Dio mi ha fortificato perché i medici si meravigliarono: i miei capelli non sono caduti e non sono stato male come loro si aspettavano. Così, proseguendo con i miei controlli ogni tre mesi, risultò che non avevo più nulla.
Nel 2019 dissero a mia moglie che aveva un tumore. Anche lei fu operata e andò tutto bene. Anche lei è sotto controllo medico. Nel 2020, Dio ci ha benedetto con un altro bambino, nonostante i medici ci avessero detto che non avremmo più potuto averne.
Continuo tutt’ora a fare l’opera del Signore con l’evangelizzazione e anche con la mia testimonianza. Ringrazio molto Dio per quello che ha fatto e farà in me. Sono contento per questa esperienza che ho fatto con Dio. Anche mio papà si è convertito.
Ricordiamoci che Dio non permetterà prove che non si possano sopportare. Dio è fedele, e qualunque cosa succeda, è meglio, come dice Paolo nella lettera ai Filippesi 1:21, che vivere è Cristo, e morire è guadagno.
Ho raccontato queste piccole cose che Dio ha fatto per me per raccontarvi la mia esperienza con Dio.
CHE DIO CI BENEDICA.
Lascia un commento