Ci sono momenti della vita nei quali andare avanti sembra naturale. Abbiamo entusiasmo, vediamo risultati, sentiamo di avere una direzione chiara e il futuro ci appare pieno di possibilità.
Poi arrivano altre stagioni.
Stagioni nelle quali ogni passo pesa. Una porta si chiude, una preghiera sembra rimanere senza risposta, una delusione ci ferisce più profondamente di quanto avremmo immaginato. A volte sono le circostanze a stancarci; altre volte sono le persone. E qualche volta la battaglia più difficile è quella che nessuno vede: quella combattuta dentro di noi.
È proprio in questi momenti che nasce una domanda: come si fa ad andare avanti quando dentro di noi vorremmo fermarci?
La risposta della Scrittura non consiste in un semplice invito a essere più forti. Dio non ci chiede di fingere che il dolore non esista. Non ci dice che chi ha fede non piange, non si stanca o non attraversa momenti di profondo scoraggiamento.
La Bibbia ci presenta qualcosa di molto più grande: possiamo andare avanti non perché siamo sempre forti, ma perché Dio rimane fedele anche quando noi siamo deboli.
Andare avanti non significa non essere mai caduti
Uno degli errori che possiamo commettere è pensare che una vita vittoriosa sia una vita senza cadute. La Scrittura presenta una prospettiva diversa.
Salmo 37:23-24
«I passi dell’onesto sono guidati dal SIGNORE; egli gradisce le sue vie. Se cade, non è però abbattuto, perché il SIGNORE lo sostiene prendendolo per mano.»
Queste parole contengono una verità profondamente pastorale: il credente può cadere.
Può attraversare momenti nei quali perde sicurezza. Può conoscere la delusione. Può vedere fallire un progetto nel quale aveva investito molto. Può essere ferito da qualcuno di cui si fidava. Può perfino attraversare periodi nei quali la propria fede sembra più fragile.
Ma la caduta non deve necessariamente diventare la conclusione della storia.
Il salmista non dice: «Se cade, si rialzerà perché è abbastanza forte». Dice qualcosa di molto più consolante: il Signore lo sostiene prendendolo per mano.
La nostra speranza, quindi, non è fondata sulla capacità di non inciampare mai, ma sulla fedeltà di Colui che continua a tenerci.
Forse oggi non hai bisogno di dimostrare quanto sei forte. Forse hai semplicemente bisogno di lasciare che Dio ti prenda nuovamente per mano.
Non permettere al passato di diventare la tua dimora
Il passato può essere un grande maestro, ma può diventare anche una terribile prigione.
Ci sono persone che fisicamente stanno vivendo nel presente, ma interiormente abitano ancora dentro qualcosa accaduto anni prima. Continuano a rivivere una ferita, una scelta sbagliata, un fallimento, un tradimento o un'occasione perduta.
L'apostolo Paolo conosceva bene il peso del passato. Eppure scrive:
Filippesi 3:13-14
«Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.»
Paolo non sta proponendo un'amnesia spirituale. Non sta dicendo che dobbiamo cancellare artificialmente i ricordi o comportarci come se ciò che abbiamo vissuto non fosse mai accaduto. Sta parlando della direzione della nostra vita.
Ciò che è accaduto ieri può averci segnato, ma non deve necessariamente governare il nostro domani.
Il passato può spiegare alcune delle nostre ferite, ma non possiede l'autorità di stabilire ciò che Dio potrà ancora fare nella nostra vita.
Paolo sceglie quindi di protendersi verso ciò che gli sta davanti.
È un'immagine potente: c'è intenzionalità, c'è movimento, c'è una meta.
La fede cristiana non vive continuamente voltandosi indietro. Impara dal passato, riceve il perdono di Dio, accetta la sua disciplina, conserva ciò che è buono e poi continua il cammino.
Dio può aprire una strada dove tu non la vedi
Uno dei motivi per cui a volte perdiamo il coraggio è molto semplice: non vediamo una via d'uscita.
Guardiamo le circostanze e facciamo i nostri calcoli. Consideriamo le possibilità disponibili e arriviamo alla conclusione che non esista una soluzione.
Ma Dio non è limitato dalle strade che noi riusciamo a vedere.
Attraverso il profeta Isaia, il Signore dichiarò:
Isaia 43:18-19
«Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche. Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa.»
Una strada nel deserto. Dei fiumi nella steppa.
Sono immagini di possibilità là dove, umanamente parlando, possibilità non sembrano essercene.
Il deserto non possiede naturalmente una strada pronta per noi. La steppa non è il luogo nel quale ci aspetteremmo di trovare abbondanza d'acqua. Eppure Dio utilizza proprio queste immagini per ricordare al suo popolo che la sua capacità di intervenire non dipende dalle condizioni favorevoli.
Questo significa che non dobbiamo necessariamente comprendere oggi come Dio risolverà ogni situazione.
La fede non consiste nell'avere in mano l'intera mappa. A volte consiste semplicemente nel fidarsi abbastanza di Dio da compiere il prossimo passo.
Forse non vedi ancora la strada. Ma Dio sì.
Essere provati non significa essere abbandonati
Paolo descrive la propria esperienza con parole straordinariamente realistiche.
2 Corinzi 4:8-9
«Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi.»
Notiamo attentamente ciò che Paolo non dice.
Non dice: «Non siamo mai tribolati».
Dice: tribolati, ma non ridotti all'estremo.
Non dice: «Comprendiamo sempre quello che Dio sta facendo».
Dice: perplessi, ma non disperati.
Non dice: «Nessuno ci farà del male».
Dice: perseguitati, ma non abbandonati.
E non dice nemmeno: «Non veniamo mai atterrati».
Dice: atterrati, ma non uccisi.
Questa è una fede che non nega la realtà.
Il cristianesimo biblico non ci invita a chiamare facile ciò che è difficile o a sorridere quando il cuore sta sanguinando. Possiamo riconoscere sinceramente il dolore e, nello stesso momento, confessare che il dolore non possiede l'ultima parola.
Puoi essere ferito senza essere abbandonato.
Puoi essere confuso senza essere senza speranza.
Puoi essere stanco senza essere arrivato alla fine.
Puoi perfino essere atterrato e scoprire che Dio non ha ancora terminato la sua opera nella tua vita.
Non devi correre alla velocità degli altri
Viviamo in un tempo nel quale è facilissimo confrontare il nostro cammino con quello degli altri.
Vediamo persone che sembrano raggiungere prima di noi determinati obiettivi. Qualcuno costruisce ciò che noi stiamo ancora aspettando. Qualcuno riceve la risposta per la quale noi continuiamo a pregare. Qualcun altro sembra attraversare rapidamente una stagione dalla quale noi stiamo cercando di uscire da molto tempo.
Il confronto può trasformarsi rapidamente in scoraggiamento.
Ma Dio non ti ha chiamato a correre la gara di un'altra persona.
La Scrittura dice:
Ebrei 12:1-2
«Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.»
La gara che dobbiamo correre è quella che ci è proposta.
E soprattutto, il nostro sguardo non deve rimanere fisso sugli altri, ma su Gesù.
Quando guardiamo continuamente gli altri, possiamo diventare orgogliosi oppure scoraggiati. Quando guardiamo Cristo, invece, ritroviamo la giusta prospettiva.
Gesù diventa il punto di riferimento della nostra perseveranza.
A volte andare avanti significa fare soltanto il prossimo passo
Quando attraversiamo una stagione difficile, possiamo commettere l'errore di voler risolvere tutto immediatamente.
Vogliamo sapere cosa accadrà tra sei mesi. Vogliamo capire come finirà una determinata situazione. Vorremmo conoscere tutte le risposte prima di continuare.
Ma molto spesso Dio non ci mostra tutto il percorso in anticipo.
Ci dà abbastanza luce per il passo di oggi.
E forse è proprio questo che devi fare: il prossimo passo.
Pregare ancora una volta.
Aprire ancora una volta la Parola.
Perdonare.
Chiedere perdono.
Ricominciare.
Presentarti davanti a Dio anche se non hai molte parole.
Fare quella telefonata che continui a rimandare.
Compiere con fedeltà ciò che oggi è nelle tue possibilità e lasciare a Dio ciò che non puoi controllare.
Non sottovalutare i piccoli passi compiuti nella direzione giusta.
Ci sono stagioni nelle quali la vittoria non assomiglia a una corsa spettacolare. Assomiglia semplicemente alla decisione di non arrendersi.
La tua sofferenza non definisce il finale
Paolo, dopo aver descritto tribolazioni e difficoltà, allarga lo sguardo verso l'eternità:
2 Corinzi 4:17-18
«Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.»
Paolo non considera insignificante la sofferenza. La mette però a confronto con qualcosa di infinitamente più grande: l'eternità.
Ciò che oggi vediamo non è tutto ciò che esiste.
La situazione che stai vivendo è reale, ma non è necessariamente definitiva.
La notte è reale, ma non è eterna.
Le lacrime sono reali, ma non rappresentano l'ultima pagina della storia di chi appartiene a Cristo.
La speranza cristiana non è un generico ottimismo secondo il quale «prima o poi tutto andrà bene». È qualcosa di molto più solido: è la certezza che la nostra vita appartiene a Cristo e che, al di là delle circostanze presenti, Dio sta conducendo la storia verso il compimento dei suoi propositi.
Continua a camminare
Forse sei arrivato a leggere queste parole mentre attraversi proprio una di quelle stagioni nelle quali andare avanti costa fatica.
Forse sei stanco di aspettare.
Forse qualcosa non è andato come avevi immaginato.
Forse hai pregato e non hai ancora visto la risposta.
Forse hai dovuto ricominciare più volte di quante avresti voluto.
Non confondere il silenzio con l'assenza di Dio.
Non interpretare una porta chiusa come la fine di ogni possibilità.
Non permettere a una caduta di convincerti che non puoi rialzarti.
E soprattutto, non misurare la fedeltà di Dio esclusivamente sulla base di ciò che riesci a comprendere oggi.
Continua a camminare.
Non perché conosci già tutto ciò che accadrà, ma perché conosci Colui che cammina con te.
Continua a pregare quando è difficile.
Continua a credere quando non vedi.
Continua a seminare anche quando il raccolto sembra lontano.
Continua a servire anche quando nessuno applaude.
Continua a cercare Dio quando le emozioni non collaborano.
E quando non hai la forza di correre, cammina.
Quando non hai la forza di camminare velocemente, fai un passo.
Quando perfino quel passo sembra troppo difficile, ricordati che il Signore non è soltanto davanti a te per indicarti la strada: è accanto a te per sostenerti.
Andare avanti nonostante tutto non significa dire: «Io sono abbastanza forte».
Significa poter dire:
«Dio è ancora fedele.»
Il passato non può essere cambiato, ma può essere consegnato a Dio.
Il presente può essere difficile, ma può essere vissuto con Lui.
Il futuro può essere sconosciuto, ma non è sconosciuto a Dio.
Per questo puoi continuare.
Un giorno alla volta, una preghiera alla volta, un passo alla volta. Con gli occhi rivolti a Cristo.
Perché, alla fine, la forza della perseveranza cristiana non sta nella fermezza della nostra mano che cerca di trattenere Dio, ma nella fedeltà della sua mano che continua a sostenere noi.