Studio biblico

LA POTENZA DELLA PAROLA

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«Morte e vita sono in potere della lingua; quelli che l’amano ne mangeranno i frutti.»
Proverbi 18:21.

Introduzione

La Bibbia attribuisce alle parole un'importanza enorme. Le parole non sono semplicemente suoni che scompaiono nell'aria. Possono costruire o distruggere, guarire o ferire, incoraggiare o scoraggiare, riconciliare o dividere.

Proverbi 18:21 presenta questa realtà con un'affermazione molto forte:
«Morte e vita sono in potere della lingua».

Questo non significa che l'essere umano possieda attraverso le proprie parole una sorta di potere magico con cui creare qualsiasi realtà desideri. La Scrittura distingue nettamente la parola sovrana di Dio dalla parola dell'uomo. Dio parla e crea; l'uomo parla e influenza.

Tuttavia, proprio perché siamo stati creati per vivere in relazione con Dio e con gli altri, ciò che diciamo può produrre conseguenze profonde.

La domanda quindi non è soltanto: «Che cosa sto dicendo?»

La domanda più profonda è: «Che cosa stanno producendo le mie parole?»

1. MORTE E VITA SONO IN POTERE DELLA LINGUA

Proverbi 18:21 presenta due realtà opposte:

morte e vita.

La lingua può diventare strumento dell'una oppure dell'altra.

Una parola può distruggere una reputazione.
Una parola può spezzare un'amicizia.
Una parola può scoraggiare un figlio.
Una parola può creare divisione in una chiesa.

Ma una parola può anche rialzare una persona abbattuta.
Può portare speranza.
Può riconciliare.
Può consolare.
Può comunicare il Vangelo.

Per questo Proverbi 12:18 dichiara:

«C'è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione.»

La Scrittura utilizza due immagini opposte.

La parola può essere una spada che ferisce oppure una medicina che guarisce.

Prima di parlare dovremmo quindi imparare a domandarci:

Quello che sto per dire ferirà o guarirà?

2. LE PAROLE RIVELANO CIÒ CHE ABBIAMO NEL CUORE

Gesù porta il tema ancora più in profondità.

Il problema della lingua, secondo Gesù, non comincia dalla bocca.

Comincia dal cuore.

In Matteo 12:34 Gesù afferma:

«Poiché dall'abbondanza del cuore la bocca parla.»

Le nostre parole sono spesso una finestra attraverso la quale diventa visibile ciò che sta accadendo dentro di noi.

Se nel cuore cresce amarezza, prima o poi l'amarezza parlerà.

Se cresce orgoglio, l'orgoglio parlerà.

Se cresce invidia, l'invidia parlerà.

Se invece il cuore viene riempito dalla Parola di Dio, dalla grazia, dalla misericordia e dall'amore di Cristo, anche il nostro modo di parlare comincerà a cambiare.

Per questo il vero cambiamento della lingua non consiste semplicemente nell'imparare a parlare meglio. Abbiamo bisogno di un cuore trasformato.

3. LE PAROLE POSSONO INCENDIARE UNA VITA

Giacomo dedica una parte importante della sua lettera proprio alla lingua.

In Giacomo 3:5 leggiamo: «Così anche la lingua è un piccolo membro, e si vanta di grandi cose. Vedete un piccolo fuoco, quale grande foresta può incendiare!»

Una scintilla è piccola. Ma ciò che produce può essere enorme.

Così accade con una parola.

Una frase pronunciata in pochi secondi può lasciare conseguenze per anni.

Un pettegolezzo può attraversare una comunità.

Un'accusa può distruggere la fiducia.

Una parola pronunciata nell'ira può produrre una ferita che richiederà molto tempo per guarire.

Per questo il credente maturo non pensa: «Ho soltanto detto quello che pensavo.»

Si domanda piuttosto: «Quale fuoco potrebbe accendere quello che sto per dire?»

La maturità spirituale comprende anche la capacità di governare la propria lingua.

4. NON TUTTO CIÒ CHE È VERO DEVE ESSERE DETTO NELLO STESSO MODO

Efesini 4:15 parla del: «dire la verità con amore».

Questo principio è fondamentale.

La verità senza amore può diventare durezza.

L'amore senza verità può diventare compromesso.

Dio ci chiama a unire entrambe le cose: verità e amore.

Essere sinceri non significa avere il diritto di essere crudeli.

Qualcuno può dire: «Io sono fatto così. Dico sempre quello che penso.»

Ma la maturità cristiana non consiste nel dire automaticamente tutto quello che pensiamo.

Consiste nel sottoporre anche le nostre parole alla signoria di Cristo.

Prima di parlare possiamo quindi chiederci:

È vero?
È necessario?
È il momento giusto?
È detto con amore?
Edifica chi mi ascolta?

5. LE NOSTRE PAROLE DEVONO TRASMETTERE GRAZIA

Efesini 4:29 stabilisce uno dei criteri più belli per il parlare cristiano:

«Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta.»

Paolo non dice semplicemente:

«Non dire cose cattive.» Va molto oltre.

Ci insegna a utilizzare deliberatamente le parole per edificare.

Edificare significa costruire.

Questo significa che quando parlo con mio marito, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli nella fede, i miei colleghi o qualsiasi altra persona, dovrei domandarmi:

«Le mie parole stanno costruendo qualcosa nella vita di questa persona?»

Il credente non dovrebbe essere conosciuto soltanto per le parole che evita.

Dovrebbe essere conosciuto per le parole di grazia che pronuncia.

Parole che incoraggiano.

Parole che consolano.

Parole che correggono con amore.

Parole che restituiscono speranza.

Parole che conducono a Cristo.

6. DOBBIAMO IMPARARE ANCHE IL POTERE DEL SILENZIO

La sapienza biblica non riguarda soltanto ciò che diciamo.

Riguarda anche ciò che decidiamo di non dire.

Proverbi 10:19 insegna:

«Nelle molte parole non manca la colpa, ma chi frena le sue labbra è prudente.»

Non ogni provocazione richiede una risposta.

Non ogni critica richiede una difesa.

Non ogni opinione deve essere espressa.

Non ogni informazione deve essere raccontata.

Ci sono momenti nei quali la forma più alta di dominio della lingua è il silenzio.

A volte vogliamo avere l'ultima parola.

Ma la maturità spirituale ci insegna che non abbiamo bisogno di vincere ogni discussione. A volte il silenzio protegge una relazione da parole che, una volta pronunciate, non potranno più essere ritirate.

7. LE PAROLE POSSONO CAMBIARE L'ATMOSFERA DI UNA CASA

Pensiamo alla famiglia.

Una casa nella quale continuamente si pronunciano parole come:

«Non combinerai mai niente.»

«Sei sempre il solito.»

«Non sei capace.»

«Non cambierai mai.»

diventa facilmente un ambiente di scoraggiamento.

Ma immagina una casa nella quale si dice:

«Ti voglio bene.»

«Credo in te.»

«Grazie per quello che hai fatto.»

«Ho sbagliato, perdonami.»

«Preghiamo insieme.»

«Dio è fedele.»

Le parole contribuiscono a formare l'ambiente nel quale viviamo.

Lo stesso principio vale nella chiesa.

Possiamo utilizzare la lingua per alimentare sospetti, critiche e divisioni oppure per promuovere pace, incoraggiamento e comunione.

Proverbi 16:24 dice: «Le parole gentili sono un favo di miele; dolcezza all'anima, salute alle ossa.»

8. ATTENZIONE AL PETTEGOLEZZO

Una delle forme più distruttive della parola è parlare di qualcuno quando quella persona non è presente.

Proverbi 16:28 dichiara: «L'uomo perverso semina contese, e il maldicente disunisce gli amici migliori.»

Il pettegolezzo spesso si presenta in forme apparentemente innocenti.

A volte perfino spirituali: «Te lo dico soltanto perché tu possa pregare...»

Ma dobbiamo domandarci:

Questa persona mi ha autorizzato a raccontarlo? E ancora: Sto cercando una soluzione oppure sto semplicemente diffondendo un problema?

Una comunità spiritualmente sana è una comunità nella quale le persone sanno che la propria vulnerabilità non diventerà materiale di conversazione.

9. LA NOSTRA BOCCA PUÒ DIVENTARE UNO STRUMENTO DI BENEDIZIONE

Paolo scrive in 1 Tessalonicesi 5:11: «Perciò, consolatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri, come d'altronde già fate.»

Quanto potrebbe cambiare una comunità se ogni credente decidesse deliberatamente:

«Oggi userò le mie parole per edificare qualcuno.»

Potresti dire a una persona scoraggiata: «Sto pregando per te.»

A qualcuno che serve fedelmente: «Grazie per quello che fai.»

A una persona che sta attraversando una prova: «Non sei solo. Cammineremo insieme.»

A qualcuno che ha sbagliato ma si è pentito: «La grazia di Dio è più grande del tuo fallimento.»

Non immaginiamo quanto una semplice parola pronunciata al momento giusto possa diventare importante nella vita di qualcuno.

Proverbi 25:11 dice: «Le parole dette a tempo sono come frutti d'oro in vasi d'argento cesellato.»

10. IL VANGELO STESSO VIENE ANNUNCIATO ATTRAVERSO LE PAROLE

C'è poi un uso ancora più alto della nostra bocca. Annunciare Cristo.

Romani 10:17 dichiara: «Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.»

Dio ha scelto di affidare alla sua Chiesa il messaggio del Vangelo.

La stessa bocca che potrebbe criticare può testimoniare.

La stessa lingua che potrebbe diffondere pettegolezzi può annunciare Cristo.

La stessa voce che potrebbe scoraggiare può raccontare ciò che Dio ha fatto.

Per questo dobbiamo consacrare anche la nostra lingua al Signore.

11. LA PAROLA PIÙ POTENTE NON È LA NOSTRA: È QUELLA DI DIO

Qui è importante mantenere un equilibrio biblico.

Quando parliamo della potenza della parola, non dobbiamo confondere le nostre parole con la Parola di Dio.

Isaia 55:11 dichiara riguardo alla parola che procede da Dio:

«così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata.»

La nostra parola ha influenza.

La Parola di Dio ha autorità.

La nostra parola può incoraggiare.

La Parola di Dio può trasformare il cuore.

La nostra parola può indicare una strada.

La Parola di Dio rivela la verità.

Per questo il credente non è chiamato semplicemente a pronunciare parole positive.

È chiamato a riempire il proprio cuore della Parola di Dio, affinché ciò che esce dalla sua bocca sia sempre più conforme al pensiero di Dio.

12. GESÙ PRENDE SERIAMENTE LE NOSTRE PAROLE

Gesù pronuncia un'affermazione molto seria in Matteo 12:36:

«Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio».

Questo versetto ci ricorda che le parole non sono insignificanti davanti a Dio.

Dio ascolta come parliamo quando siamo in chiesa.

Ma ascolta anche come parliamo quando siamo arrabbiati.

Ascolta come parliamo del nostro coniuge.

Come parliamo dei nostri fratelli.

Come parliamo dei nostri responsabili.

Come parliamo delle persone che non sono presenti.

La domanda spirituale diventa quindi:

La mia lingua appartiene veramente a Cristo?

13. PRIMA DELLA LINGUA, DIO VUOLE IL CUORE

Non possiamo controllare permanentemente la lingua semplicemente attraverso la forza di volontà.

Abbiamo bisogno dell'opera dello Spirito Santo.

Il salmista prega:

«Siano gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore in tua presenza, o SIGNORE, mia Rocca e mio redentore!» Salmo 19:14

Notiamo l’ordine: la bocca e il cuore.

Perché Dio non vuole soltanto correggere il nostro vocabolario.

Vuole trasformare la sorgente dalla quale provengono le nostre parole.

Quando cambia il cuore, cambia progressivamente anche il linguaggio.

CONCLUSIONE

Torniamo a Proverbi 18:21:

«Morte e vita sono in potere della lingua; quelli che l'amano ne mangeranno i frutti.»

Ogni giorno abbiamo davanti questa scelta.

Possiamo parlare morte:

critica distruttiva,
maldicenza,
rabbia,
umiliazione,
menzogna,
pettegolezzo,
condanna.

Oppure possiamo parlare vita:

verità,
grazia,
incoraggiamento,
perdono,
consolazione,
sapienza,
Vangelo.

Non possiamo sempre controllare quello che gli altri diranno di noi.

Ma possiamo decidere che cosa permetteremo alla nostra bocca di dire degli altri.

Una domanda personale

Se qualcuno ascoltasse tutte le parole che abbiamo pronunciato negli ultimi sette giorni, quale frutto troverebbe maggiormente? Vita o morte?

Forse abbiamo bisogno di andare davanti al Signore e pregare come Davide:

«O SIGNORE, poni una guardia davanti alla mia bocca, sorveglia l'uscio delle mie labbra.» Salmo 141:3

Pensiero da ricordare

Le parole rivelano ciò che riempie il cuore, influenzano chi ci sta intorno e producono conseguenze. Perciò non usiamo la lingua semplicemente per dire ciò che sentiamo: consacriamola a Dio per dire ciò che edifica, guarisce e trasmette grazia.

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